Gli Stati Uniti cambiano le regole sulla Net Neutrality

Gli Stati Uniti cambiano le regole sulla Net Neutrality

A cambiare saranno unicamente le disposizioni negli USA in quanto si tratta di un tipo di regole nazionali quindi l’Europa, e l’Italia, non sono coinvolte. Tuttavia è evidente che la questione si allargherà presto al resto del mondo.

La Federal Communications Commission (Fcc), l’authority americana per le telecomunicazioni, ha votato la misura sulla cosiddetta “net neutrality” (neutralità della rete) che andrà a cambiare le regole cui devono attenersi i provider di internet e che modificherà radicalmente l’internet così come l’abbiamo conosciuto finora. Ciò vuol dire che negli Stati Uniti i grandi colossi delle telecomunicazioni avranno la possibilità di vendere un accesso privilegiato alla banda larga ai fornitori di contenuti maggiormente propensi a pagare.

L’abolizione della net neutrality, promossa da Ajit Pai, Presidente della FCC nominato da Trump, con il sostegno di una parte del partito repubblicano e degli internet provider, permetterà alle aziende di sfruttare fino in fondo le potenzialità tecnologiche di Internet.

A osteggiare invece la decisione, nei mesi scorsi, diversi colossi della rete, tra cui Facebook, Google, Twitter, Airbnb e Reddit, ed esponenti di rilievo dell’industria tecnologica americana come Vint Cerf, Tim Berners-Lee e Steve Wozniak.

Cos’è la Net Neutrality

Si tratta di un principio base di Internet secondo il quale tutti i contenuti in Rete devono essere trattati allo stesso modo dai provider. In sostanza, qualsiasi contenuto distribuito in Rete, dal film della popolare casa di produzione al video delle nostre vacanze, dovrà avere le stesse opportunità di arrivare sul computer o sullo smartphone degli utenti finali. La scelta rischia di avere conseguenze negative per Internet poiché permetterà di favorire l’accesso a certi contenuti a discapito di altri.

Negli ultimi anni la net neutrality ha quindi impedito agli internet provider di vendere corsie preferenziali sulla banda larga ai grandi produttori di contenuti digitali, più ricchi e di conseguenza più propensi a pagare al fine di veicolare i propri contenuti in maniera più veloce o con una migliore qualità.

Negli USA la net neutrality è diventata legge nel 2015: la maggioranza democratica guidata da Barack Obama aveva equiparato gli internet provider a fornitori di servizio pubblico, obbligandoli in tal modo a non esercitare discriminazioni sui contenuti veicolati mediante le proprie reti.

Le conseguenze per gli utenti

Dal punto di vista pratico l’abolizione della net neutrality porterà alla nascita di un’ internet a più velocità, dove i contenuti delle aziende con più risorse saranno veicolati meglio rispetto agli altri, quindi con una qualità più alta e più velocemente.

Tuttavia, i clienti di alcuni provider potrebbero incontrare delle difficoltà nel raggiungere i contenuti di uno specifico editore o di un privato oppure potrebbero vedersi costretti a pagare di più per poterne fruire.

L’unico obbligo cui sono sottoposti gli internet provider è quello di comunicare in maniera trasparente le proprie scelte su eventuali rallentamenti delle connessioni verso alcuni contenuti.

La FCC vigilerà su eventuali comportamenti contrari alla concorrenza.

La situazione in Europa

Lo scorso anno l’Unione Europea ha pubblicato le linee guida per il rispetto e la tutela della Net Neutrality. Gli stati membri vi hanno aderito più o meno esplicitamente, tuttavia in Europa negli ultimi anni, sono stati diversi gli operatori che hanno introdotto sul mercato offerte in netto contrasto con queste norme. Tra queste quelle che permettevano di utilizzare alcune app senza consumare i giga di traffico inclusi nel proprio pacchetto. È chiaro che abbonamenti di questo tipo favoriscono la fruizione delle app incluse nell’offerta a discapito di quelle concorrenti.

Il 27 giugno 2016 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha provveduto ad approvare una risoluzione non vincolante di condanna per quei paesi che impediscono intenzionalmente l’accesso a Internet dei propri cittadini.

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