Lo spread, il nemico degli italiani: cos’è e come funziona

Lo spread, il nemico degli italiani: cos’è e come funziona

Spread è la parola che quanti sono nati dopo il 2008, a breve, più cercheranno su Google. Ed è anche la parola che da un decennio accompagna l’Italia, come un’ombra, fissa e che va via ma poi ritorna. Ora questa entità, che si chiama spread, che letteralmente vuol dire “divario”, è tornata prepotentemente attuale. Si legge sui giornali, si ascolta alle radio e in tv. Ed è cresciuto, in maniera esponenziale, destando la lecita preoccupazione della classe politica, o di almeno una parte, e degli operatori finanziari. Ma cosa è lo spread e perché il suo aumento è motivo di preoccupazione generale?

Lo spread altro non è che un indicatore economico, che significa divario e che indica in effetti un divario: ovvero la differenza tra il rendimento di titoli di stato italiani a 10 anni (i cosiddetti BTP) e gli equivalenti titoli tedeschi. Il rendimento dei titoli di stato è l’indicatore per antonomasia per conoscere lo stato di salute economica di un paese: più è solido il sistema, meno rischiano i titoli e agli investitori sono offerti rendimenti più bassi. C’è poco da fare: è sempre Italia-Germania. Almeno sui campi da calcio si vince(va), però. In sintesi: prestare i soldi all’Italia è più rischioso, data la fragilità del sistema nostrano, di quanto lo sia invece farlo alla Germania, notoriamente affidabile grazie all’eccezionale solidità della sua economia.

Aumenta lo spread, dunque, e questo significa inevitabilmente aumento del debito pubblico: i tassi di interesse crescono, costringendo automaticamente lo stato a spendere di più per il finanziamento del proprio debito: pagare cioè gli interessi a chi ha acquistato BTP, innescando un circolo vizioso da cui è veramente difficile uscire. Il variare continuo dello spread ha conseguenze veloci e concrete: è una cosa che riguarda tutti, non solo l’apice della catena economica ma anche i conti delle imprese e i portafogli di ciascuno di noi. L’aumento del tasso di interesse rende difficile alle aziende italiane il libero accesso al credito: viene meno, in questo modo, la competitività sul mercato, rispetto alle aziende straniere.

L’Italia è da poco uscita, in parte almeno, dalla grande crisi innescatasi nel 2008: l’aumento dello spread rischia di far aumentare il costo di mutui e prestiti anche per i privati cittadini. Si innescherebbe, si innescherà, così, una spirale di morte su acquisti e investimenti. Si parla di cambiamento, intanto l’economica (e l’Italia) rischiano di cadere in un impasse più grande del previsto.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *