Perchè siamo più attratti dalle notizie negative?

Perchè siamo più attratti dalle notizie negative?

Le cattive notizie proliferano quotidianamente sui mezzi di comunicazione. Perché i media diffondono solo cattive notizie? E’ questa l’impressione che di solito abbiamo ogni qualvolta ci affacciamo alla finestra dell’informazione per capire cosa sta succedendo nel mondo. Si tratta di un atteggiamento perpetrato dai giornalisti o dai lettori stessi?

Una ricerca pubblicata nelle rivista SAGE Journal e svolta da alcuni esperti dell’Università di McGill (Canada) ha cercato di approfondire la questione su quelle che sono le preferenze e atteggiamenti dei lettori in merito alle “buone” e “cattive” notizie.

Per realizzare lo studio, hanno chiesto a un gruppo di volontari di selezionare alcune notizie da una pagina web e indicare quelle dalle quali si sentivano più attratti. La maggior parte dei partecipanti ha optato per le notizie negative legate a storie di corruzione e criminalità piuttosto che per quelle relazionate ad eventi gioiosi e allegri.

Perché è prevalsa la negatività? Secondo gli scienziati questo studio ha confermato quello che è conosciuto come “negativity bias”, secondo cui il cervello umano risulta essere biologicamente predisposto e più sensibile alle notizie spiacevoli e agli stimoli negativi rispetto a quelli positivi.

Una predisposizione legata alla sopravvivenza

Il negativity bias si è instaurato nel cervello umano già in tempi molto antichi: l’uomo per sfuggire e garantirsi la sopravvivenza ha sviluppato una naturale attenzione agli stimoli negativi e potenzialmente pericolosi, contribuendo così all’automatizzazione del meccanismo stesso. Secondo lo psicologo israeliano Daniel Kahneman “il cervello degli esseri umani e degli altri animali contengono un meccanismo che è stato progettato per dare la priorità alle cattive notizie, per incrementare la probabilità di vivere abbastanza a lungo da riprodursi”. Da un punto di vista evoluzionistico, la selezione naturale, per mezzo del negativity bias, avrebbe plasmato l’uomo rendendolo ipersensibile a tutto ciò che gli avrebbe causato danni.

Il negativity bias si è talmente radicato nel cervello umano tanto da manifestarsi in diverse occasioni della vita quotidiana come, ad esempio, nella tendenza a ricordare più gli insulti delle lodi o quando nel corso della medesima giornata si tende a reagire con più forza agli eventi negativi che a quelle positivi. Secondo Kahneman “la preferenza alla negatività non avviene in maniera consapevole, ma inconsciamente e in profondità nella mente umana”.

La diversità di elaborazione delle notizie negative e di quelle positive

Marina Capasso, medico-ricercatore presso l’Università Statale di San Pietroburgo, ha convalidato la diversità di elaborazione delle notizie negative e di quelle positive.

In ogni soggetto viene rilevata una predisposizione ad una propria percezione della negatività, in quanto la stessa notizia può essere interpretata e declinata in diversi modi e secondo diverse emozioni che comprendono rabbia, vergogna o disprezzo, in base al differente filtro che ognuno applica alla realtà”.

Perciò, per rimanere in vita e riprodursi, l’uomo ha sviluppato una predisposizione naturale al negativo, che tramandata di generazione in generazione, è arrivata a costituire una biologica eredità umana. In sostanza, la predisposizione ad informazioni negative è una conseguenza dell’eredità lasciataci dai nostri antenati e dipende dal nostro estremo attaccamento alla vita.

Negativity bias e pubblicità

Il negativity bias viene utilizzato in ambito comunicativo dalle aziende in relazione all’engagement, in particolare in pubblicità, al fine di creare effetti di dissonanza, e sorprendere il consumatore. In un certo senso si fa leva sulla predisposizione naturale dell’individuo ad essere colpito maggiormente da informazioni negative.

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