Polemica sul Decreto Dignità: vieta la pubblicità a giochi e scommesse, ma non alla Lotteria Italia

Polemica sul Decreto Dignità: vieta la pubblicità a giochi e scommesse, ma non alla Lotteria Italia

Sono diverse le critiche che ha suscitato il divieto della pubblicità sul gioco d’azzardo contenuto nel Dl Dignità. Soprattutto nella parte dove sostiene di voler dichiarare guerra alla ludopatia, rischia di rivelarsi molto controproducente. Il provvedimento, inoltre, colpisce un settore che vale miliardi di euro: secondo le stime della Federazione Italiana Gioco Calcio, nel 2017 le sole scommesse su eventi calcistici hanno superato nel nostro paese gli 8 miliardi.

Nel 2016, in Italia, le vincite derivanti dai diversi giochi d’azzardo hanno superato i 77 miliardi di euro; il “payout”, ossia la percentuale delle vincite restituita ai giocatori, vale circa l’80% della cifra. Il restante 20%, oltre 19 miliardi, viene ripartito tra fatturato delle case da gioco ed entrate tributarie: ciò vuol dire che lo Stato italiano ha incassato circa 10 miliardi di euro. Nel corso del 2017 la raccolta da giochi e scommesse è aumentata toccando il tetto dei 100 miliardi.

Per combattere la ludopatia non servono i divieti, o il proibizionismo decantato nel Decreto Dignità. Sarebbe invece più opportuno aumentare i controlli sui gestori delle slot machine, sia fisiche che virtuali ed andrebbe accresciuto il contrasto alle infiltrazioni nel settore da parte della malavita organizzata.

Nelle regioni che si sono occupate di adottare leggi locali per imporre il divieto delle slot machine, si è rifatto spazio il mercato illegale occupando quello lasciato libero dal mercato legale. In tale contesto, si può dedurre che il decreto non genererà l’effetto desiderato: colpirà il settore del gioco, danneggerà operatori, le aziende di marketing e di comunicazione che vivono della pubblicità oltre a creare problemi a giornali e siti internet.

Oltre a ciò il Decreto dignità si presenta intriso di ipocrisia: la norma proibisce “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro“, esclude però dal divieto “le lotterie con estrazione dei vincitori in differita”. Come se la Lotteria Italia non causasse dipendenza, o ne generasse meno rispetto a quelle private.

Un altro problema riguarda l’applicazione temporale del decreto: il vice-premier Luigi Di Maio aveva annunciato in un’intervista al Fatto Quotidiano che intendeva procedere alla modifica della parte che riguarda l’attuazione delle norme sul divieto di pubblicità del gioco d’azzardo poiché alcune società di calcio (tra cui A.S. Roma e S. S. Lazio) hanno proceduto alla firma dei contratti giusto nel periodo compreso tra l’approvazione in Consiglio dei ministri e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Di Maio ha annunciato che farà annullare questi contratti: la decisione però non appare scevra da conseguenze (anche legali) poiché ci sono in ballo un totale di 12 milioni di euro di sponsorizzazioni.

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